Santini Holy Cards Piero Stradella Images Pieuses Heiligenbilder Immaginette
 
 

Le qualità specifiche di modellabilità di alcune sostanze esistenti in natura sono già conosciute fin dai tempi della antichissima civiltà indiana. Le resine naturali conosciute sono, per citarne alcune, l'ambra, la colofonia, il coppale e la guttaperca, questa tuttora utilizzata nel campo della farmaceutica. Ma la storia incomincia a cambiare quando nel 1835 Henri Victor Regnault ottiene la prima sostanza basata sul principio della polimerizzazione, il PoliVinilCloruro , detto PVC, e nel 1846 lo svizzero Frederick Schoenbein isola il primo polimero artificiale, il Nitrato di cellulosa, un composto chimico che imita l’ambra. Nel 1831 era nato a Birmingham Alexander Parkes, il quale per qualche tempo si occupa della lavorazione della gomma naturale, in un momento in cui in questo campo si facevano grandi passi avanti con la scoperta della vulcanizzazione e delle prime macchine per la lavorazione. Parkes sviluppa un forte interesse per altre sostanze che potessero dare risultati simili a quelli della gomma in alcuni impieghi sempre più richiesti dalle industrie. Studiando il nitrato di cellulosa ottiene un nuovo materiale, denominato Parkesine, le cui peculiarità furono descritte dallo stesso inventore nel foglietto pubblicitario diffuso in occasione dell’Esposizione Internazionale di Londra nel 1862 : poteva essere "usato allo stato solido, plastico o fluido, si presentava di volta in volta rigido come l'avorio, opaco, flessibile, resistente all'acqua, colorabile e si poteva lavorare all'utensile come i metalli, stampare per compressione, laminare". Proprio in quell’occasione, a Londra, furono esposti i primi campioni di quella che possiamo veramente considerare la materia plastica primigenia, capostipite di una grande famiglia di polimeri che oggi conta alcune centinaia di componenti. Ma è il tipografo statunitense John Wesley Hyatt che, con la sua scoperta, dà la spinta definitiva perchè la plastica conquisti l'uomo e ne modifichi radicalmente il suo sistema di vita. Hyatt, nel 1869, affascinato dall'idea di vincere un rilevante premio in denaro, destinato a chi avrebbe scoperto un materiale sostitutivo dell'avorio per la fabbricazione di palle da biliardo, pur non avendo conoscenze specifiche, dimostra coraggio nell'affrontare la ricerca, genialità e intuito nel miscelare correttamente i componenti usati e nello sfruttare industrialmente la sua scoperta , e fortuna nella casualità del risultato finale. Dopo alcuni tentativi, mescola la cellulosa con acido nitrico e acido solforico, ottenendo, senza saperlo, la nitrocellulosa. La casualità gli consente di produrre una sostanza facilmente modellabile a caldo entro degli stampi che la induriscono nel processo di raffreddamento. Nasce la più nota delle materie plastiche: la celluloide. In breve la celluloide si diffonde e nei successivi cinquant'anni influenza il costume dell'epoca; dai colletti rigidi e gli sparati delle camicie alle tendine delle prime automobili, dalle bambole alle pellicole di celluloide della Eastman Kodac del neonato cinematografo dei fratelli Lumière. Il XIX secolo si chiude con la scoperta, nel 1899, di un nuovo composto, la galatite, che i tedeschi Krische e Spitteler ottengono mescolando caseina e formaldeide. Il successo delle prime materie plastiche artificiali era stato grande ma era tuttavia destinato ad essere oscurato dalla comparsa di un nuovo materiale, interamente ottenuto per via di sintesi, che per circa mezzo secolo dominerà il mondo delle materie plastiche e dischiuderà ad esse una quantità enorme di applicazioni in tutti i settori della tecnologia industriale. Con questo nuovo materiale, la Bakelite, si può dire che si entra veramente in piena era delle materie plastiche. La Bakelite fu la prima resina termoindurente ottenuta facendo reagire fenolo e formaldeide. Dalla reazione si forma un prodotto resinoso che diventa plastico per riscaldamento e in queste condizioni può essere compresso in stampi per ottenere oggetti di varia forma. Prolungando il riscaldamento nello stampo, il materiale indurisce e mantiene permanentemente la forma che gli è stata data. Per questo si chiama termoindurente. L’inventore della Bakelite fu il chimico belga Leo Hendrick Baekeland nato a Gand il 14 novembre 1863. Nel 1936 la produzione mondiale di Bakelite superava già le 90 mila tonnellate l’anno, mentre la produzione complessiva di tutte le materie plastiche (Celluloide, caseina) si aggirava sulle 250 mila tonnellate. Alla morte di Baekeland nel 1944, la produzione mondiale delle sole resine fenoliche aveva raggiunto le 175 mila tonnellate. La Bakelite fu la prima resina completamente sintetica; le materie che hanno preceduto la Bakelite non lo erano completamente, perchè derivavano da una sostanza naturale, la cellulosa. La fondazione della General Bakelite Company, nel 1910, costituisce l'inizio dello sfruttamento industriale di questa importantissima scoperta. La plastica si avvia ad affrontare l'avventuroso viaggio nei più disparati aspetti della vita dell'uomo. Il Rhodoïd creato da Rhone-Poulenc nel 1936, è un marchio registrato per descrivere un materiale plastico a base di acetato di cellulosa, trasparente e non combustibile. Il suo nome è una contrazione di Rhone-Poulenc e celluloide. Il termine è comunemente utilizzato per descrivere molti materiali anche se il detentore del marchio ha sempre osteggiato questa cosa. Il Rhodoïd veniva usato per fare qualsiasi tipo di oggetto che richiedesse un materiale trasparente, allo stesso tempo, non facilmente infiammabile per motivi di sicurezza. Per esempio, le bambole erano fatte di questo materiale plastico. Molto spesso, questo termine si riferiva ad un foglio di plastica destinato ad essere incombustibile, realizzato in acetato di cellulosa. Comunque, fu Hermann Staudinger (1881-1965), direttore dell'istituto di chimica di Friburgo, ad avviare nel 1920 gli studi teorici sulla struttura e le proprietà dei polimeri naturali (cellulosa, isoprene) e sintetici e dopo gli esperimenti di Wallace Hume Carothers, scopritore, tra l’altro, del nylon, furono poste le basi per lo sviluppo della chimica macromolecolare in termini scientifici e non per casuali invenzioni come era avvenuto per Parkes e Hyatt.
Anche gli oggetti di pietà popolare, e persino i santini, risentirono fin dal principio, della creazione dei succitati nuovi materiali, grazie a editori, incisori e artisti pionieri nella sperimentazioni di nuove materie con le quali sostituire i classici materiali cartacei. Moltissimi sono gli esempi, anche esteticamente piacevoli, alcuni veramente bellissimi, come quelli dipinti a mano, di santini di plastica (partendo dalla celluloide fino alle resine ureiche). Ci sono anche collezionisti votati esclusivamente alla raccolta di santini e immaginette fatti di tali materie. Ma, nonostante tutto, la carta ha sempre avuto ed avrà, a mio avviso, un fascino insostituibile. Le plastiche, tutt'oggi, cercano di "insinuarsi" in produzioni classicamente cartacee, come i santini e le immaginette devozionali, ma con scarsissimo successo. Non è raro, entrando in una chiesa, trovare macchinette distributrici di santini plastificati, come lo erano i chewing-gum e i giocattolini negli anni '60 dello scorso secolo. Aggiungo anche che, comunque sia, le materie plastiche, tipo il polivinilcroruro o il polipropilene, danno pure un aiuto fondamentale nella conservazione dei santini, con la produzione di contenitori, buste, e cataloghi appositi.


The specific qualities of formability of certain substances existing in nature are already known since the days of ancient Indian civilization. The natural known resins are, to name a few, amber, rosin, copal, and the gutta-percha, that is still used in the pharmaceutical field. But the story begins to change when in 1835 Henri Victor Regnault obtained the first substance based on the principle of polymerization, polyvinyl chloride, known as PVC, and in 1846 the Swiss Frederick Schoenbein was able to isolate the first artificial polymer, cellulose nitrate, a chemical compound that mimics the amber. In 1831, was born in Birmingham Alexander Parkes, who for some time deals with the processing of natural rubber, in a moment that in this field has made great strides with the discovery of vulcanization and the first working machines. Parkes developed a strong interest in other substances that could give similar results to those of the rubber in some applications increasingly required by industry. Studying cellulose nitrate gets a new material called Parkesine, whose characteristics were described by the inventor himself in the advertising leaflet distributed at the International Exhibition in London in 1862: it could be "used in solid, plastic or fluid, it appeared from time to time as hard as ivory, opaque, flexible, waterproof, colourable and could be wrought with tools such as metals, be printed through compression, be laminated. "Just on that occasion, in London, were exposed the first samples of what can be truly considered the primitive plastic, forefather of a large family of polymers which now has several hundred components. But is the American typographer John Wesley Hyatt who, with his discovery, that gives the final push so that the plastic won the man radically changed its way of life. Hyatt, in 1869, fascinated by the idea of winning a substantial cash prize, for those who would find a substitute material for the manufacture of ivory billiard balls, even not having specific knowledge, shows courage in facing the research, ingeniousness and insight into properly mixing the used components and industrially exploiting his discovery, and fortune in the chance of the final result. After several attempts, he mixes the cellulose with nitric acid and sulfuric acid, obtaining, without knowing it, nitrocellulose. The randomness allows him to produce a substance easily shaped by heat in moulds that harden it in cooling process. So was born the most famous of plastics: celluloid. In short, celluloid spreads and in the next fifty years affects the habit of that period; from stiff collars to shirts-front, to the curtains of the first automobiles, from dolls to celluloid film of Eastman Kodac of the newborn cinema of the Lumiere brothers. The nineteenth century ended with the discovery in 1899 of a new compound, the galatite, obtained by the Germans Krisch and Spitteler mixing casein and formaldehyde. The success of the first artificial plastic materials had been great but it was nevertheless destined to be overshadowed by the appearance of a new material, completely obtained by synthesis, which for about half a century will dominate the world of plastics and will disclose to them a huge amount of applications in all areas of industrial technology. With this new matter, the Bakelite, one can say that we really come in the middle of plastics era. The Bakelite was the first thermosetting resin obtained by letting react phenol and formaldehyde. From the reaction formed a resinous product which becomes plastic on heating and under these conditions can be compressed into moulds to obtain objects of various shapes. Extending the heating in the mould, the matter hardens and retains the shape that permanently has been given. For this reason is called thermosetting. The inventor of Bakelite was the Belgian chemist Leo Hendrick Baekeland, born in Gand the November 14th, 1863. In 1936 world production of Bakelite already exceeded 90 thousand tons per year, while the total production of all plastic materials (celluloid, casein) was around 250 000 tons. On the death of Baekeland in 1944, world production of the only phenolic resins had reached 175 000 tons. The Bakelite was the first fully synthetic resin, the materials that preceded Bakelite were not completely, because derived from a natural substance, the cellulose. The foundation of the General Bakelite Company, in 1910, is the beginning of the industrial exploitation of this important discovery. The plastic starts to face the adventurous journey through the many different aspects of human life. The Rhodoïd created by Rhone-Poulenc in 1936, is a registered trademark for describing a plastic material made from cellulose acetate, transparent and non-combustible. Its name is a contraction of Rhone-Poulenc and celluloid. The term is commonly used to describe many matters even if the trademark holder has always opposed this. The Rhodoïd was used to make any type of object that required a transparent material, at the same time, non-flammable for safety reasons. For example, the dolls were made of this plastic. Very often, this term referred to a sheet of plastic intended to be incombustible, made of cellulose acetate. However, it was Hermann Staudinger (1881-1965), director of the Institute of Chemistry of Freiburg, to open in 1920, theoretical studies on the structure and properties of natural polymers (cellulose, isoprene) and synthetic, and after the experiments of Wallace Hume Carothers , who discovered, among other things, the nylon, were laid the foundations for the development of macromolecular chemistry in scientific words, and not fortuitous inventios as was done by Parkes and Hyatt.
Also the objects of popular piety, and even holy cards, resented since the beginning of the creation of these new materials, thanks to publishers, engravers and artists in pioneering trials of new materials with which to replace the traditional paper-based materials. Many are the examples, even aesthetically pleasing, of plastic holy cards (starting from celluloid to the urea resins). There are also collectors voted exclusively to the collection of holy cards and devotional pictures made of these materials. But, despite everything, the paper has always had and will have, in my opinion, an irreplaceable charm. The plastics, today, trying to "sneak" in productions classically of paper matters, such as holy cards and devotional pictures, but with little success. It is not uncommon, entering a church, find vending machines for laminated holy cards, as they were chewing gum and little toys in the 60s of last century. I would also add that, however, plastics, like the polyvinyl chloride or polypropylene, as well give essential help in the preservation of holy cards, with the production of containers, envelopes, catalogs and special.